COME NASCE L'ASSOCIAZIONE

  1. Preservazione e Promozione della Farinata di Ceci
    L'Associazione è costituita con l'obiettivo di preservare e promuovere un autentico simbolo della tradizione gastronomica ligure e italiana: la Farinata di Ceci. Questo piatto, semplice ma ricco di storia e sapore, affonda le sue radici nel Medioevo, dove veniva servito sulle tavole di nobili e contadini. Con il suo aroma avvolgente e il suo gusto inconfondibile, la Farinata di Ceci incarna l'essenza della cucina povera e genuina.
    1. Diffusione Culturale
      Grazie all'opera dei navigatori genovesi, la Farinata di Ceci ha trovato ospitalità anche in Sardegna, Francia e Toscana, mentre varianti simili sono rintracciabili in altre nazioni. Questo testimonia la sua versatilità e il fascino senza tempo che esercita su diverse culture culinarie.

    1. Riconoscimento come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT)
      La Farinata di Ceci è riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) in Liguria e Piemonte, garantendo la salvaguardia della sua metodologia produttiva tradizionale. Tale riconoscimento, sebbene distinto dalla Specialità Tradizionale Garantita (STG), è essenziale per la tutela della qualità del prodotto.

    1. Certificazione Europea
      L'Associazione si impegna a perseguire la certificazione della Farinata di Ceci a livello europeo attraverso il marchio di Specialità Tradizionale Garantita (STG). Questo marchio dell'Unione Europea tutela i metodi di produzione e le ricette tradizionali, permettendo la produzione del prodotto in tutta l'UE, purché venga rispettato il disciplinare.

    Esplorazione Culturale Globale
    L'Associazione si dedica anche alla ricerca di tracce della Farinata di Ceci in altre parti del mondo, esplorando le tradizioni culinarie dei nostri migranti. Il nostro obiettivo è identificare varianti del piatto, magari con denominazioni diverse, per celebrare la sua diffusione e adattamento in contesti culturali differenti 

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FREE PER ISCRIZIONI ENTRO 30 SETTEMBRE

Farinata di Ceci

Attività Non Lucrativa e Collaborazioni


  1. L'Associazione è senza scopo di lucro e si propone di:
    • Salvaguardare e divulgare la cultura gastronomica legata alla Farinata di Ceci, organizzando eventi, corsi e attività culturali.
    • Collaborare con enti e associazioni locali, in particolare con "Gaslini Insieme", selezionando di volta in volta un'associazione del territorio per devolvere una parte dei proventi a sostegno di iniziative sociali e culturali.
    • Ricercare e documentare tutti i riferimenti storici relativi alla Farinata di Ceci. Un esempio significativo è il decreto del Comune di Genova del 1477, che non presenta la farinata come una novità, ma stabilisce già gli ingredienti, la qualità dell'olio ammesso e le modalità di preparazione per la vendita. Ciò indica che, già nel 1477, la farinata era un cibo di strada consolidato, il che suscita interrogativi sulla sua origine e diffusione.
farinata di ceci al tegamino
farinata di ceci al tegamino
farinata di ceci in forno a legna
farinata di ceci in forno a legna

I SOCI

    • Soci Sostenitori: suddivisi in due categorie:
      • Soci Sostenitori Amatori: persone che amano la Farinata di Ceci ma non lavorano nel settore della ristorazione.
      • Soci Sostenitori Professionisti: persone che lavorano nel settore della ristorazione, come ristoranti, pizzerie, locande e panetterie. Questi soci devono:
        • Impegnarsi a rispettare le regole base per la preparazione della Farinata di Ceci, garantendo che sia gluten free, vegana e senza lattosio.
        • Sottoscrivere un documento in cui si impegnano a non utilizzare lieviti e a non aggiungere farine diverse dalla farina di ceci. Se utilizzano farine di ceci certificate gluten free, devono garantire l'assenza di contaminazioni durante la lavorazione.
        • Se utilizzano farine di ceci certificate gluten free, devono garantire l'assenza di contaminazioni durante la lavorazione; solo in questo caso saranno segnalati all'Associazione Italiana Celiaci per essere inseriti nel loro sistema.
BATTAGLIA DI MELORIA
BATTAGLIA DI MELORIA

LA NASCITA DELLA FARINATA

LEGGENDA O STORIA... L'ORO DI PISA

Il 1284 fu un anno scritto col ferro e col sale. Le acque della Meloria bruciavano ancora del fumo della battaglia in cui la Repubblica di Genova aveva definitivamente spezzato le ali all'orgoglio pisano. Tra i legni scricchiolanti delle galee genovesi, che facevano rotta verso casa cariche di bottino e prigionieri, il mare decise però di rivendicare la propria voce.
Giunte nel cuore del Golfo di Biscaglia, le imbarcazioni vennero inghiottite da una tempesta furiosa. Per giorni, onde come montagne di selce schiaffeggiarono i fianchi delle navi, penetrando con morsi cupi e violenti fin dentro le stive. Lì, nel buio pesto, il mare fece il suo disastroso prodigio: le paratie cedettero, l'acqua salata allagò i sacchi di farina di ceci — preziosa riserva per i lunghi viaggi — e la furia dei rollii fece crepare alcuni barili d'olio d'oliva.
Quando finalmente il cielo squarciò le nubi e la calma tornò a regnare, i marinai scesero nell'abisso della stiva. Ciò che trovarono non era più cibo, ma un'informe poltiglia giallastra, una feccia inzuppata di sale e unto.


 *«Darla ai cani sarebbe un insulto ai cani»*, borbottò il maestro d'ascia.
 *«Dala ai prigionieri»*, ordinò il capitano.

Agli stremati rematori pisani, incatenati ai banchi e piegati dalla fatica, vennero servite quelle scodelle di melma. Per molti la fame fu più forte dell'orgoglio e divorarono tutto. Ma un gruppo di marinai toscani, feriti nello spirito prima ancora che nel corpo, rifiutò quell'ennesima umiliazione: sputarono a terra e lasciarono le scodelle intatte sulle panche di coperta, sotto il sole cocente di mezzogiorno.
E fu proprio il sole, complice il vento di maestrale, a compiere la magia.
Un'intera giornata di calore essiccò quel composto rigettato. L'acqua evaporò, l'olio affiorò in superficie dorando la crosta, e il sale del mare cristallizzò la farina. Il mattino seguente, morsi da un digiuno insopportabile, i prigionieri si riavvicinarono con cautela alle scodelle abbandonate. Ciò che trovarono non era più una poltiglia nauseante, ma una sfoglia sottile, croccante ai bordi, dorata e profumata come il pane appena sfornato.
La assaggiarono: era deliziosa.
Una volta sbarcati a Genova, i vincitori compreso il valore di quel felice incidente. Perfezionarono la ricetta, versando il composto fluido di ceci, acqua e olio in teglie di rame e cuocendolo nel fuoco vivo dei forni a legna.
Per anni, nei caruggi e lungo il porto, quella schiacciata dorata venne servita con un sorriso di scherno e un pizzico di superbia. La chiamarono "L'Oro di Pisa", per ricordare ai rivali sconfitti che persino il loro cibo più prelibato era nato dal rifiuto di un prigioniero e dalla genialità di chi aveva saputo domare il mare.
Solo con il passare dei secoli l'orgoglio lasciò il posto alla tradizione, e quel dono del caso prese il nome semplice e solenne con cui la conosciamo ancora oggi: Farinata.

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